ASO e SEO: differenze

Giu 17, 2015 by Marco Ziero in  News

Secondo articolo di approfondimento che descrive similitudini e differenze (qui l’articolo che raccoglie le prime) sulle attività di ottimizzazione per le app (ASO, appunto) e le più tradizionali connesse alla SEO.

Differenze

La differenza principale è quella che ho ribattezzato con “discover and replace” e vuole descrivere l’attività iniziale di analisi delle parole chiave ma, ancora di più, le successive attività di fine tuning (valutazione ed ottimizzazione di parole chiave già individuate e nuove). La discrepanza è dovuta, principalmente, ad una questione di spazio; nell’App Store, perché la discrepanza è specifica del mondo Apple, esiste infatti un campo “keywords” con una lunghezza predefinita: 100 caratteri inclusi spazi e virgole.

Da qui ne deriva che la tecnica SEO di poter pensare di produrre nuovi contenuti per intercettare nuovi volumi di ricerca viene meno; l’applicazione è un oggetto unico, non è un agglomerato complesso di contenuti come può essere un sito web.

Tornando quindi all’attività di “discover and replace” risulta più chiaro come l’attività consti nell’individuare le parole chiave che “non funzionano” e rimpiazzarle (stando dentro i 100 caratteri) con altre che dovranno essere oggetto di test.

Un’altra dissomiglianza è rappresentata dai criteri di valutazione di una parola chiave; sussistono i concetti “volume di ricerca” e “competitività” ma è bene aggiungerne uno: lunghezza.

La premessa è che, nonostante tutto, scrivere da smartphone resta un’attività scomoda, non immediata, non così semplice; in tal senso scegliere una parola chiave troppo lunga potrebbe non essere efficace perché l’utente potrebbe essere indotto a sceglierne una tra le suggerite (v. screenshot) prima di arrivare a completare la digitazione della query.

keyword

Naturalmente sussistono delle differenze anche a livello di algoritmo; parlando di parole chiave, ad oggi, l’algoritmo di App Store non è in grado di capire, distinguere da solo singolari, plurali, sinonimi e contrari. Cosa che invece succede in Google Play perché l’algoritmo sfrutta le capacità di quello web,

E non serve ripetere, tanto o poco, la parola chiave (sempre per App Store): i due campi “buoni” per la ASO sono il titolo/nome dell’app ed il campo “keywords” (il campo “description” non ha peso in termini di ottimizzazione) ed una best practices è quella di non ripetere un termine in entrambi i campi.

Su Google Play, invece, il campo descrizione è un fattore che concorre ad un miglior posizionamento nello store.

I tool che oggi supportano le attività di ASO, a livello di analisi delle parole chiave, stanno iniziando ad introdurre un indice di fattibilità, non proprietario degli store ma calcolato sulla base dei dati che questi tool registrano; è naturalmente una stima ma, dall’altra parte, rappresenta un ottimo “indizio”.

Ad oggi, a differenza della SEO e delle SERP personalizzate che vediamo tutti i giorni, i dati dell’utente, le sue abitudini di utilizzo, le preferenze e le cronologie delle ricerche non impattano sui risultati di ricerca nello store.

In termini di tempistiche, sempre parlando di disuguaglianze: (a) lato algoritmo le modifiche hanno un effetto quasi immediato e (b) da un punto di vista di chi si occupa di questa attività, ha senso intensificare le attività di controllo (del posizionamento) almeno a livello settimanale.

A livello di risultato, poiché come visto prima il concetto di long tail qui non c’è, nell’ASO è difficile accontentarsi di quella che possiamo chiamare seconda pagina (ovvero dal decimo risultato in poi); gli esperti di ASO affermano che il risultato minimo, in termini di soddisfazione, è la Top10.

E voi che vi occupate di posizionamento all’interno degli app store (ed immagino anche di SEO), avete individuato altre similitudini o differenze?

Utilizzate i commenti qui sotto per contribuire alla conversazione.

Intervista ad Andrea Scarpetta

Giu 29, 2015

In che anno hai iniziato e perchè? Sembra buffo …ma non ne sono sicuro, credo che fosse attorno all’anno 2002. Il perchè sarà più chiaro nel prossimo punto. Come hai imparato a fare la tua attività? E’ stato un approccio “utilitaristico”: io considero tutte le attività di marketing come “equivalenti” e ho iniziato ad avvicinarmi […]

Intervista a Gianluca Fiorelli

Mag 11, 2015

In che anno hai iniziato e perchè? Iniziai a lavorare nel mondo del marketing digitale per puro caso nel 2004. In quell’epoca, infatti, il mio lavoro era completamente differente: ero direttore di programmazione dei canali dell’Opzione Cinema di Tele+/D+. Nel 2004, però, si rese effettiva la fusione tra D+ e Stream, e i canali per […]

Intervista a Dario Ciraci’

Mag 14, 2015

In che anno hai iniziato e perchè? Ho iniziato nel 2009, dopo un paio di anni in cui mi ero avvicinato al web marketing soltanto come osservatore. Ho iniziato perché questa attività rappresentava il naturale proseguimento del mio percorso di studi universitario, che aveva a che fare con l’Internet Marketing e rappresentava la mia passione […]