Di certo quando ho deciso di dare una seconda chance a LinkedIn pulse non mi sarei mai immaginata che nel giro di pochi mesi – 3 per la precisione – sarei stata costretta ad aprire una nuova azienda, assumere due persone e correre da una parte all’altra dell’Italia per incontrare e rilanciare nuovi brand.

Però così è stato e sono stata colta di sorpresa. Dovevo lanciare il mio rebranding, a cui sto lavorando ormai da due anni, verso Settembre. Invece a Febbraio hanno iniziato a impennarsi le richieste e ho dovuto mettere il booster a ogni aspetto della mia professione.

Ma come è potuto accadere?

Chiaramente ho iniziato ad analizzare con attenzione numeri, conversioni, dinamiche di interazione che si interpolavano tra LinkedIn e la piattaforma Pulse. Mi sono quindi resa conto che il vero potere non si concentrava sui contatti diretti con cui ero collegata, ma su quelli che mi leggevano intercettando un mio contenuto pur non avendomi nella rete.

Hai presente il film “Sei Gradi di Separazione”? Bene, ho il piacere di presentarti le 6° personas.

A oggi, il 75% del mio fatturato arriva da 6° personas che hanno fruito dei miei contenuti su LinkedIn, il restante 25% sono contratti portati spontaneamente dalle 6° personas stesse che – entusiaste del mio lavoro – mi hanno dato segnalata ad aziende e imprenditori che potevano avere bisogno di digital branding.

No, non faccio advertising. No, non faccio lead generation. No, non faccio nurturing né nulla di simile. Ho un modulo GetResponse attraverso il quale raccolgo persone interessate alla mia guida ai progetti digitali o alle slide sulla potenza comunicativa dell’immagine, ma allo stato attuale ho mandato una sola newsletter per comunicare proprio questo importante intervento al Web Marketing Expo.

Non posso prendere materialmente altro lavoro, almeno finché i miei nuovi collaboratori non saranno abbastanza autonomi da sollevarmi da parte di questo piacevole carico.

Questo è il risultato di un approccio basato su poche semplici regole che dovrebbero essere alla base di qualsiasi azienda che vuole fare il cosidetto “bootstrapping“, cioé partire e mantenersi senza l’aiuto di nessuno, banche comprese.

Perché anche io no, non ho chiesto né il fido in banca, né prestiti di sorta. Finora è tutta farina del mio sacco.

Ho diverse armi, tra cui l’applicazione del cosidetto “Metodo Silvestrini” (nome nato simpaticamente quando Valentina Vandilli ha applicato il mio metodo Pulse ottenendo da subito ottimi risultati) alla struttura dei miei contenuti, il posizionamento specifico e la dinamica di interazione per intercettare le 6° personas.

Ne parlerò nel mio intervento al WME, al quale sono stata invitata da Massimo Fattoretto un giorno per caso, mentre chiacchieravamo su Facebook e io gli avevo detto che il mio post sui business verticali che avevo scovato a Madrid mi aveva portato un contratto da €25.000.

E così è iniziato questo nuovo, bellissimo, appagante viaggio.

 

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